Penso che in 23 anni quasi di vita le persone mi abbiano rivolto TAAANTE critiche differenti, dalle più scherzose fino a quelle completamente prive di tatto. Quella che però più mi fa arricciare il naso per l'insofferenza è "isterica". Volutamente scrivo al femminile e non al neutro che uso di solito. "Hai delle reazioni isteriche", "sei un'isterica" sono frasi che ho sentito troppo spesso non solo rivolte a me o al mio modo di comportarmi, ma a persone di ogni identità di genere.
Ormai alla fine (per fortuna) del 2020, l'utilizzo offensivo di questa parola, secondo il mio "isterico" parere, si collega soltanto ad una forma mentis lobotomizzata dal binarismo sessuale e dall'appiattimento ancora più violento del "sé arido" che già ci ritroviamo.
Con questo non voglio criticarne (in realtà sì) l'impiego clinico in epoca vittoriana, ma volevo semplicemente aggiornarvi miei/mie car* old fashioned che la psicologia si è evoluta dalle ipotesi di Breuer, Charcot e Freud sugli "uteri volanti" e la "libido inappagata". Hysteria (utero) venne utilizzata per la prima volta da Ippocrate ed in seguito, con l'avvento del fallo-centrico cristianesimo, "diagnosticata" come stregoneria o possessione demoniaca dall'inquisizione. Il termine è stato usato storicamente per reprimere e sminuire le idee sul suffragio universale, le manifestazioni per i diritti, le religioni antiche, la libertà sessuale e per rinchiudere nei manicomi o torturare le persone "scomode", che esprimevano dissenso o rabbia verso i pregiudizi comuni.
Molestie, violenze sessuali ricevute e problemi di salute psicofisica, sono stati riconosciuti erroneamente come isteria, anche in tribunale, fino agli anni '80 del secolo scorso.
Cercare di criticare una persona e la sua identità con il termine "isterica" non solo è una testimonianza del livello di sensibilità verso l'altr* pari a quello di un rifiuto industriale, ma denuncia anche un profondo desiderio di reprimere, patologizzare, avvelenare e semplificare qualcosa che in realtà non arrivate a capire.
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